201509.02
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La rivolta dei commercialisti contro il “730″ precompilato

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È partito da qualche giorno il “numero zero” del 730 precompilato, un processo in via sperimentale che grava completamente sugli intermediari. L’incombenza maggiore, in caso di presentazione del modello 730 tramite il commercialista o il Caf, è l’obbligo da parte di questi soggetti dell’apposizione del visto di conformità. «Purtroppo, per come è stata studiata la “semplificazione”, viene scaricato sul professionista l’onere di dover certificare, attraverso il visto, la veridicità di informazioni fornite dall’Amministrazione finanziaria e dal contribuente, accollandosi gli oneri di eventuali errori di questi ultimi – spiega Luca Damiani, partner di MM&Associati -Nel caso in cui tale certificazione sia infedele, sul professionista non ricade una responsabilità solo in termini di sanzioni, ma anche di imposte». Quello della responsabilità degli intermediari «è uno dei temi più oscuri e, secondo noi non risolvibile – prosegue Giampiero Guarnerio, socio dello studio Roedl & Partner – Peccato che la disposizione non sia coordinata con le ordinarie regole sulla responsabilità professionale, né con le regole assicurative, né con il Testo Unico delle Imposte Dirette». «Addossare a commercialisti e Caf la responsabilità del 730 precompilato per le sanzioni e per l’imposta è un errore», ammette Enrico Zanetti, attuale segretario di Scelta Civica e sottosegretario all’Economia che, in merito al 730, preferisce parlare «quest’anno di modello semi-compilato», più che di modello precompilato. «S’impone quindi un serio ripensamento della norma», gli fa eco Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, che auspica che l’intera normativa sulla responsabilità dei professionisti possa essere rivista il prima possibile. «Per questa tornata dichiarativa, le regole sono queste e la cosa peggiore che potremmo fare è cambiarle in corsa perché si rischierebbe di fare peggio – risponde però Zanetti – Poi, però, è chiaro che in vista dell’anno prossimo alcune riflessioni migliorative vadano fatte per passare da un “numero zero permanente” a un “auspicabile numero uno. E tra i ritocchi che secondo Scelta Civica devono essere valutati rientra senz’altro quello della responsabilità degli intermediari ». Il quadro del precompilato in cui si muovono i commercialisti è sicuramente complicato. «Noi ci troviamo fra tanti fuochi: il governo che insiste nel fare questa riforma subito, i software che arrivano in ritardo, la responsabilità, a questo punto personale, del professionista e la sostanziale impossibilità di assicurare questo rischio», illustra Domenico Posca, presidente dell’associazione Unione Italiana Commercialisti, che spiega che come categoria, loro non sono contrari a queste forme di semplificazione che servono a smaltire l’enorme mole di adempimenti fiscali che riguardano i contribuenti, ma che sono rimasti sorpresi dalle modalità con cui tutto questo è avvenuto. «Così facendo si mette in discussione il principio costituzionale della capacità contributiva, in base al quale ognuno paga le tasse in base ai propri redditi», dichiara Luigi Mandolesi, consigliere nazionale delegato alla fiscalità, che parla di norma illegittima, di «un primo anno sperimentale, dove il 70-80% delle dichiarazioni rischiano di essere integrate, perché incomplete » e di un «sistema complesso per chi assiste i contribuenti senza pc o privi di capacità informatiche». Così com’è impostata la riforma, la mancata rinuncia del versamento dell’imposta a un determinato contribuente e la richiesta della differenza al professionista altera l’equilibrio delle imposte dovute tra i cittadini, «sicché a parità di reddito qualcuno paga di più, solo perché il suo commercialista non ha commesso errori, mentre qualcuno paga di meno, solo perché il suo commercialista si è sbagliato », spiega Guarnerio. Resta ora da gestire il tema caldo della copertura assicurativa. Per apporre i visti di conformità, i professionisti dovranno avere obbligatoriamente una polizza professionale con un massimale non inferiore a 3 milioni di euro. «Per svolgere quest’attività, i commercialisti dovranno chiedere alla propria compagnia assicurativa un’integrazione delle attuali polizze, con il rischio di un rialzo del costo delle polizze stesse di oltre il 50% rispetto a quelle attuali», commenta Antonio Repaci, consigliere nazionale delegato alle assicurazioni, che prevede che quest’anno molti colleghi possano decidere di rinunciare alla redazione del modello 730 precompilato. Al momento, per la dichiarazione precompilata, non esiste alcuna convenzione assicurativa attiva per gli iscritti all’Ordine dei commercialisti. Ma la situazione dovrebbe modificarsi presto. «Entro maggio contiamo di pubblicare il nuovo bando di gara europeo per individuare l’assicurazione che sarà convenzionata con il Consiglio nazionale», dichiara Repaci, che spera che partecipino un grosso numero di compagnie. «L’obiettivo – dice – è di individuare l’assicurazione che, con le tariffe più basse, sia grado di offrire le migliori condizioni: italiana o straniera che sia».

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